domenica 19 aprile 2026

La Base geodetica di padre Angelo Secchi






A pochi passi dalla Tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica è posta una lapide che ricorda la scoperta scientifica dello scenziato Angelo Secchi che nel 1855 aveva individuato in quel luogo il punto trigonometrico che, insieme all’altro posizionato sempre sull’Appia antica in località Frattocchie, costituiva la base geodetica sulla quale fu poi verificata la Rete Geodetica Italiana.







Gli studi erano stati già condotti nel 1751 dallo scenziato Boscovich ma non erano stati portati a termine perché non erano stati identificati i punti trigonometrici fondamentali
Angelo Secchi fu un famoso astrofisico che condusse importanti scoperte nel campo della spettrografia; è sua la classificazione spettrografica della luce delle stelle. La scoperta si basava sull’osservazione della loro luce che, analizzata con l’ausilio di un prisma ottico, veniva associata e collegata alla temperatura dei corpi celesti da cui era emanata. 

Nel periodo in cui lo scenziato fu direttore dell’osservatorio del Collegio Romano, tra l’altro,determinò la differenza  di longitudine tra il suo osservatorio e quello di Napoli presso la reggia di Capodimonte, collegando così Roma con i meridiani fondamentali del globo terrestre.

lunedì 6 ottobre 2025

Marino, la 100^ Sagra dell'uva e la Commemorazione della Battaglia di Lepanto

 Ieri 5 Ottobre 2025 si è svolta a Marino Laziale la 100^ Sagra dell'uva e la commemorazione della Battaglia di Lepanto che nel 1571 che vide vittoriosa la flotta pontificia contro i Saraceni. 

Bellissima manifestazione con tanta gente, tanti giovani, un imponente corteo con figuranti in costumi, sbandieratori e trombettieri.

Inoltre i fiumi di Vino di Marino, uve e le famose e tradizionali Ciambelle al Mosto hanno fatto da corollario alla serata.


Alcune foto










giovedì 25 settembre 2025

LE CIAMBELLE AL MOSTO DI MARINO

 




La Ciambella al mosto di Marino, città dei Castelli romani, è il dolce tipico della tradizione contadina castellana. Figura tra i prodotti tipici locali; legata alla vendemmia autunnale quando si utilizza il mosto d'uva  fresco per creare dolci semplici e profumati. 

La ricetta di questo semplice e fragrante dolce, è antica e  sembra sia stata donata a San Francesco d'Assisi da Jacopa de' Settesoli (Fra Jacopa) della famiglia Francipane, feudatari di Marino nel Medioevo, per ringraziarlo di averle trovato alloggio a Roma presso una comunità francescana .

E' dunque questa la ragione per cui la Ciambella al Mosto è così legata alle tradizioni di Marino che la inserisce, agli inizi di Ottobre, nella sagra dei prodotti tipici locali.


  • Jacopa Settesoli, ossia Giacoma Francipane 
  • conosciuta come fra' Jacopa,  naque a Roma
  •  nel 1190-  e morì ad Assisi nel  1239 









La ricetta delle Ciambelle al mosto   

  • Circa 1kg - 1kg ½ di farina
  • 1.      1 cubetto e ½ di lievito di birra
  • 1 tazza di mosto
  • Aggiungere farina fino a consistenza della pasta e fare un panetto. Farlo lievitare fino a raddoppiare il volume.
  • 2.      Rimpastarlo aggiungendo ancora una tazza di zucchero, una tazza di mosto + farina fino a fare un panetto. Farlo lievitare come prima
  • 3.      Mettere la farina a fontana,  al centro il panetto lievitato, 1 busta o 1 busta e ½ di uvetta rinvenuta con mosto e zucchero, 250 gr di gradina ammorbidita e altro mosto fino a raggiungere la morbidezza desiderata.
  • 4.      Preparare ciambelle di circa 6 cm di diametro,  metterle ben distanziate nella teglia su carta forno e farle lievitare coperte tutta la notte.
  • 5.      Cuocere in forno1a 180-190°
  • 6.      Sciogliere lo zucchero nel mosto (tipo sciroppo) e spennellare le ciambelle ben calde



 Dove acquistarle a Marino

Dal Nasone  Via Roma 84 Marino 

Piccolo forno Frezza, Piazza San Barnaba 3


 

 

 


martedì 23 settembre 2025

I TAGLIOLINI COTTI NEL LATTE

 La tradizione dei tagliolini cotti nel latte ha radici profonde nella cultura pastorale e religiosa del Sud Italia, Questa tradizione è legata al mondo della pastorizia.

La tradizione sembra aver origini in Basilicata e diffusasi anche in Campania in particolare in Irpinia e Cilento, dove il latte era considerato un dono prezioso.

Questo piatto, noto come Tagliolini dell’Ascensione, veniva preparato in occasione della festività cristiana dell’Ascensione, quando i pastori distribuivano gratuitamente il latte ai compaesani per via di una credenza diffusa: si pensava che cagliare il latte in quel giorno avrebbe causato la sterilità degli animali.

La ricetta prevede la cottura dei tagliolini freschi direttamente nel latte di capra (o vaccino), con l’aggiunta di zucchero e cannella, creando un piatto semplice ma ricco di significato. Questa tradizione è legata al mondo della pastorizia, dove il latte era considerato un dono prezioso simbolo di abbondanza e protezione, rappresentava un dono prezioso nelle comunità contadine, e cucinare la pasta con il latte era un modo per celebrare la festività e augurarsi prosperità.

La ricetta è semplice e genuina: i tagliolini freschi fatti in casa vengono cotti direttamente nel latte, spesso con l’aggiunta di zucchero e cannella, e buccia di limone creando una crema vellutata grazie all’amido della pasta. Il latte,

Oggi questa tradizione è meno diffusa, ma resta un piatto dal sapore unico e dalla storia affascinante. 



mercoledì 10 settembre 2025

Il Mitreo di Marino

 

 Al pari di Roma (pal. Barberini) e Santa Maria Capua Vetere, anche Marino (Castelli romani) custodisce un interessantissimo Mitreo dedicato al culto pagano di Mitra, dio del cosmo, della luce e della guerra.

Mitra, divinità dell’induismo e della religione persiana, entra nella storia con l’espandersi dell’Impero romano nel 1° secolo d. C. portando con sé riti di iniziazione di natura esoterica, culturale e religiosi. Il dio era spesso accomunato ad Apollo o alla divinità  solare Elio. Il sacrificio caratteristico di questo culto era la tauroctomia  e cioè l’uccisione del toro.

La scoperta del Mitreo di Marino, sito dall’importante valore artistico ed  archeologico, avvenne in maniera assolutamente casuale nel 1960 durante uno scavo effettuato per la realizzazione di una cantina con annessa grotta per la conservazione del vino.

  Il Mitreo era stato realizzato con le caratteristiche costruttive delle cisterne romane: ricavato in una preesistente cisterna d’acqua con  volta a botte scavata  nella pietra locale, il Peperino, con pareti rivestite da intonaco di coccio pesto.

Sulle pareti laterali sono raffigurati i dadofori, Cautes con la fiaccola alzata verso il cielo e Cautopates con la fiaccola abbassata verso terra; sul pavimento restano ancora tracce dei podia per gli iniziati che assistevano ai riti misterici.

Sulle pareti, poi, rimangono piccole nicchie per l’alloggiamento di lucerne che servivano per l’illuminazione. La galleria così formata è lunga circa 30 metri e termina con un dipinto famosissimo e  ben conservato.

E’ rappresentato Mitra che vestito all’orientale con berretto frigio, tunica e calzoni rossi appare nel momento che taglia la gola ad un toro bianco ed un cane, un serpente e uno scorpione che partecipano alla uccisione dell’animale. Dalla coda del toro spuntano alcune spighe di grano, simbolo della rinascita della terra.