martedì 28 aprile 2026

Il Mitreo di Marino

 

 Al pari di Roma (pal. Barberini) e Santa Maria Capua Vetere, anche Marino (Castelli romani) custodisce un interessantissimo Mitreo dedicato al culto pagano di Mitra, dio del cosmo, della luce e della guerra.

Mitra, divinità dell’induismo e della religione persiana, entra nella storia con l’espandersi dell’Impero romano nel 1° secolo d. C. portando con sé riti di iniziazione di natura esoterica, culturale e religiosi. Il dio era spesso accomunato ad Apollo o alla divinità  solare Elio. Il sacrificio caratteristico di questo culto era la tauroctomia  e cioè l’uccisione del toro.

La scoperta del Mitreo di Marino, sito dall’importante valore artistico ed  archeologico, avvenne in maniera assolutamente casuale nel 1960 durante uno scavo effettuato per la realizzazione di una cantina con annessa grotta per la conservazione del vino.

  Il Mitreo era stato realizzato con le caratteristiche costruttive delle cisterne romane: ricavato in una preesistente cisterna d’acqua con  volta a botte scavata  nella pietra locale, il Peperino, con pareti rivestite da intonaco di coccio pesto.

Sulle pareti laterali sono raffigurati i dadofori, Cautes con la fiaccola alzata verso il cielo e Cautopates con la fiaccola abbassata verso terra; sul pavimento restano ancora tracce dei podia per gli iniziati che assistevano ai riti misterici.

Sulle pareti, poi, rimangono piccole nicchie per l’alloggiamento di lucerne che servivano per l’illuminazione. La galleria così formata è lunga circa 30 metri e termina con un dipinto famosissimo e  ben conservato.

E’ rappresentato Mitra che vestito all’orientale con berretto frigio, tunica e calzoni rossi appare nel momento che taglia la gola ad un toro bianco ed un cane, un serpente e uno scorpione che partecipano alla uccisione dell’animale. Dalla coda del toro spuntano alcune spighe di grano, simbolo della rinascita della terra.

 

 







 

 

domenica 19 aprile 2026

La Base geodetica di padre Angelo Secchi






A pochi passi dalla Tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica è posta una lapide che ricorda la scoperta scientifica dello scenziato Angelo Secchi che nel 1855 aveva individuato in quel luogo il punto trigonometrico che, insieme all’altro posizionato sempre sull’Appia antica in località Frattocchie, costituiva la base geodetica sulla quale fu poi verificata la Rete Geodetica Italiana.







Gli studi erano stati già condotti nel 1751 dallo scenziato Boscovich ma non erano stati portati a termine perché non erano stati identificati i punti trigonometrici fondamentali
Angelo Secchi fu un famoso astrofisico che condusse importanti scoperte nel campo della spettrografia; è sua la classificazione spettrografica della luce delle stelle. La scoperta si basava sull’osservazione della loro luce che, analizzata con l’ausilio di un prisma ottico, veniva associata e collegata alla temperatura dei corpi celesti da cui era emanata. 

Nel periodo in cui lo scenziato fu direttore dell’osservatorio del Collegio Romano, tra l’altro,determinò la differenza  di longitudine tra il suo osservatorio e quello di Napoli presso la reggia di Capodimonte, collegando così Roma con i meridiani fondamentali del globo terrestre.