Ho letto con
molto interesse e godimento il libro di Minella Di Ciaccio, “DOLCE…MENTE,
Delizie vegane: antichi sapori e nuove ricette …” recentemente pubblicato dalla
Passerino Editore.
Già dal titolo traspare efficacemente la dolcezza e l’amore con cui l’autrice offre al lettore un saggio della sua squisita sensibilità e passione per la cucina, una passione che, nata nell’adolescenza, ha saputo coltivare ed approfondire, utilizzando i canoni della nouvelle cuisine ed arricchendo le sue preparazioni con sapori esotici oggi tanto ricercati.
Minella
raccoglie le ricette di torte, ciambelloni, crostate, creme, gelati ed altre
delizie, da lei rivisitate e preparate con assoluta dedizione, per soddisfare, grazie
alla sua creatività, le esigenze alimentari della propria famiglia, rispettando
le problematiche e sensibilità di ciascuno, ma appagandone completamente il
gusto.
Le ricette,
particolarmente attraenti sia nell’aspetto che nel sapore (viene proprio il
desiderio di gustarle), sono nate da un’accurata ricerca di ingredienti i più
salutari possibili. Le stesse sono impreziosite da alcune sue simpatiche poesie,
da brevi narrazioni e raccomandazioni sulla realizzazione delle ricette
proposte, approfondimenti sui componenti utilizzati per la preparazione dei
dolci (le farine, i grassi, i dolcificanti ecc.) per i quali, nell’espressione
della sua scelta salutistica, vegetariana e vegana, offre spunti di riflessione
e utili raccomandazioni a utilizzare sempre componenti genuini, semplici e
sani, evitando, per quanto possibile, quelli di origini animale o prodotti
troppo processati.
La sua interessante ed erudita storia della cultura del vegetarismo e
del veganismo, di cui Minella sostiene la validità, fa riferimento al pensiero
di importanti personaggi della storia, come Pitagora (e le teorie diffuse dalla
sua scuola), Leonardo da Vinci, Tolstoj, fino a giungere ai più recenti
Margherita Hack, Tiziano Terzani, Umberto Veronesi, tutti rigorosamente
vegetariani.
Si potrebbe
essere d’accordo sulla concreta validità dell’impostazione filosofica di base e
sulla necessità di ridurre la quantità di cibi di origine animale, adottando
opportuni e virtuosi stili di vita, al fine soprattutto di prevenire importanti
malattie. Si potrebbe, al contrario, confutare l’assolutezza su cui si basano i
principi del vegetarismo, sostenendo che gli stessi hanno essenzialmente natura
etica ed emotiva, spesso causata dal negativo e perverso approccio usato nei
confronti degli animali degli allevamenti intensivi. Si potrebbe anche
dire che una dieta esclusivamente vegetariana può essere causa di deficienze vitaminiche
e ferro, predisponendo l’organismo al rischio gravi di danni.
Personalmente
ritengo che al giorno d’oggi la necessità di ridurre drasticamente il consumo
di alimenti di natura animale (in specie carni e pesci) è necessario, avendo
riguardo alla sostenibilità ambientale. E’ risaputo, infatti, e la Fao ed altri
importanti organismi lo evidenziano, che per l’allevamento di animali da carne
e di pesci viene utilizzato il 35% della produzione mondiale di cereali, enormi
quantità di acqua e si sviluppano notevoli emissioni di CO2 che contribuiscono
all’ormai conosciuto e famigerato buco dell’ozono.
Un
particolare apprezzamento va fatto alla grafica utilizzata da Minella nella presentazione
delle sue realizzazioni. Sono immagini bellissime e ricche di sorprendenti
effetti cromatici. I colori mescolandosi in una girandola di gradazioni e
sfumature, suscitano nel lettore godimento estetico e … tanta acquolina in
bocca!
Mi ha particolarmente colpito inoltre il ricordo che Minella, grande amica di mia sorella Marilena, ha dei miei genitori, di mia madre e della sua competenza culinaria (ne presenta integralmente la ricetta lucana dei Panzarotti con il ripieno di ceci) in versione vegana, e di mio padre, buongustaio e noto per sua convivialità.





